Cucina tipica

La cucina tipica salentina è umile e povera, ma molto nutriente e ricca di sapori, specchio delle tante dominazioni che si sono avvicendate in queste terre lasciando tracce indelebili nell’arte culinaria e nella gastronomia.

Si basa essenzialmente su pochi prodotti della terra: olio, vino, legumi, cereali, ortaggi e verdure.

“Oro liquido”: così Omero definì l'olio vergine d'oliva della Magna Grecia, il più prezioso tra i grassi alimentari.
Apprezzato fin dai tempi antichi per il suo pregio e le sue proprietà curative.
Ancora oggi, se guardiamo le potenzialità del prodotto Pugliese, possiamo affermare che possiede tutti gli attributi per essere
riconosciuto come bene alimentare di lusso: oro liquido.
Impazzirete per l'olio extra vergine prodotto dai nostri uliveti.

Entrambi i nostri ristoranti e la pizzeria, utilizzano questo meraviglioso olio.

 

Per indicare il vino, in dialetto salentino si usa spesso la parola "mieru", che vuol dire "schietto” (dal latino “merum” vero).
Questo è riconducibile al carattere vigoroso e intenso del vino prodotto nel Salento, ricco di profumi, colori quasi arroganti, che rispecchiano le caratteristiche delle terre in cui vengono coltivati i vitigni autoctoni negroamaro, malvasia e primitivo su tutti.
Una nota a parte meritano i “rosati”: il primo rosato imbottigliato è proprio di questa terra, ed oggi ben tre rosati Salentini hanno il marcio DOC.
Naturalmente tutti degustabili sia al ristorante Il Corallo che presso Alba Radiosa.



Caratteristica della cucina salentina è l’origine povera dei prodotti utilizzati, dalla farina scura e meno raffinata, all’utilizzo di verdure coltivate o selvatiche, al pesce azzurro, all’utilizzo delle parti meno commerciali della carne. Tutto ciò ha portato allo sviluppo di un vero e proprio ricettario salentino, difficilmente riproducibile altrove.
Si parte dalla pasta scura, dovuto all’utilizzo della farina poco raffinata o all’orzo, dalle frise e dalle pittule, alla commistione delle verdure con la pasta stessa, ottenendo orecchiette con le cime di rapa, ciciri e tria, oppure con il pesce azzurro o più nobile, tubettini alla cesarina, fino a dei piatti unici unicamente di verdure, taieddhra, pitta di patate, fave e cicorie, li muersi fritti.
Ma la scoperta di questo mondo culinario continua con alcune verdure selvatiche quasi sconosciute ai più: i lampascioni (o pampasciuli) cipolline selvatiche vagamente piccanti, la salicornia (sausani) o asparago di mare, la senape selvatica (sanapi), le cicorie selvatiche (cecore reste).
Questi pranzi luculliani si concludono immancabilmente con dolci, con forti influenze greche ed arabe, dovuto all’utilizzo del miele, mandorle e cannella. Sintesi di tutto ciò sono i purceddrhuzzi (tipico dolce natalizio), la pasta di mandorle ed il dolce più famoso, il pasticciotto.


Quindi non resta che augurarvi Buon appetito